Home Il caso Considerazioni Applicazioni   Contatti
 
 

Prima parte

Padre Pellegrino Ernetti

 

Seconda parte

Don Luigi Borrello

 
 
     
 

Qualche tempo dopo, poi, toccò anche al presunto testo mancante della tragedia di Ennio, il Thyeste, essere messo in discussione. L’autenticità del testo fu messa in dubbio dalla Professoressa Katherine Owen Eldred, diplomata in letteratura classica all’Università di Princeton e massima studiosa vivente del tragediografo latino: secondo la professoressa, il testo aveva alcuni elementi linguistici (termini e costrutti) che non posso sicuramente appartenere a quel periodo della lingua latina di Roma, in quanto avrebbero cominciato a diffondersi soltanto a partire da duecento anni dopo.

Il 25 giugno 1974 fa il suo ingresso in scena un altro personaggio della nostra storia. Sulla rivista Arcani n. 25 del giugno 1974 appare un articolo di Teresa Pavese dal titolo Cronovisore, la materia racconta, che presenta le ricerche di don Luigi Borello (1925-2001) nel campo della fisica neutrinica.

Don Luigi Borello era nato a Pezzolo Valle Uzzone nel 1924. Era divenuto sacerdote nel 1950 ed era cresciuto ed era stato educato nello studentato albese della Società San Paolo, ove la congeniale propensione alle discipline scientifiche aveva trovato un eccellente maestro nel professore di fisica, chimica e matematica don Enzo Manfredi (1916-1977). Lo studente Borello fu certo il più dotato fra gli allievi del maestro e ne ereditò, insieme al gabinetto sperimentale, la passione geniale per la ricerca e la realizzazione scientifica, cui dedicò ben 35 anni di vita. Quando nel 1964 egli abbandonò il gabinetto scientifico di “San Paolo” (in gran parte creato da lui) per la riviera ligure, si era portato dietro soltanto un vecchio oscilloscopio a raggi catodici, il prototipo sul quale aveva iniziato i primi esperimenti sulle rimanenze delle luci e dei suoni sulla materia, e una montagna di appunti.

Rileggendo i numeri 24, 25 e 29 della rivista Arcani, per la quale il sacerdote cura una rubrica di posta in qualità di sacerdote, possiamo ricostruire la teoria alla base degli studi fisici di don Borello.

Due dei capisaldi della teoria di Borello sono il concetto di “campo” ed il concetto di “spazio”. Grazie alla famosa formula di Einstein, sappiamo che la materia rappresenta grandi riserve di energia e l’energia rappresenta la materia. Di conseguenza non si può procedere a una distinzione qualitativa fra materia e campo; si ha materia ove la concentrazione dell’energia è grande; si ha campo ove la concentrazione dell’energia è debole. Ma nella nostra nuova fisica non c’è più posto per il binomio campo e materia. Non c’è che una sola realtà: il campo. Per questa ragione, afferma Borello, «il nostro problema finale sembra dover consistere nella modificazione delle leggi del campo in guisa tale che non cessino di essere valide nelle regioni di grandissima concentrazione dell’energia». Cesare Colangeli riuscì a fare questa unificazione, ottenendo che le leggi del campo siano valide sia per la radiazione, sia per la materia. Nella teoria neutrinica le particelle di materia sono la chiave dell’universo, con le due cariche elettriche eteronime che, convenzionalmente, vengono chiamate positiva e negativa, si attraggono quando sono opposte, si respingono quando sono uguali, cessano da ogni interazione quando si immedesimano. L’attrazione e la neutralizzazione è l’unica tendenza che esista nell’universo. Non può esistere il vuoto. Nella posizione di “reciproca soddisfazione” delle cariche elettriche, detta anche “spazio in quiete”, si crea il neutrino e la teoria da cui prende il nome. Tutto quello che esiste, tutto quello che possiamo rilevare direttamente o indirettamente, tutto quello che avviene, ossia tutta la dinamica dell’universo, dipende da questo unico principio e da questa unica tendenza. Lo si prova algebricamente. Queste sono le basi teoriche della teoria di Borello. Partendo, poi, da un’idea di Albert Einsten, ampiamente recepita dal fisico Cesare Colangeli nella sua Teoria Neutrinica, che Borello accoglie entusiasticamente e condivide, si può affermare che qualsiasi materia inanimata  possiede la capacità di “memorizzare”. Quando una qualsiasi forma di energia (luce, suono, calore o altro) colpisce un agglomerato di materia, si produce un fotone, che è dotato di una polarizzazione dinamica (e quindi evanescente, in un certo senso) ed una dinamica (che rimane insita nella materia stessa). Questa costituisce la traccia mnesiaca (o memoria) di ogni evento in cui c’è stata la produzione di energia. Ogni porzione di materia, dunque, esattamente come un essere vivente ha la capacità di memorizzare gli eventi, con la sola differenza, rispetto a quest’ultimo, di non disporre di un organo per comunicarne i contenuti. In sostanza, come la luce impressiona la pellicola fotografica, così l’energia impressiona la materia. Come decifrare, dunque, i messaggi contenuti nelle memorie “materiali”? Come si fa a “sviluppare il rullino”? Don Borello legge nella teoria di Colangeli che esiste una carica elettromagnetica polivalente e multiforme, il magnetrino, che ha la capacità di riattivare le tracce, le memorie contenute in ogni porzione di materia (detto testimone) eccitando i magnetrini (polarizzazioni) contenuti nel campione stesso. In base a questo, già nel 1967 don Borello ideò quello che lui chiamava “sistema di cronovisione elettronica”: per mezzo di questo sistema era possibile rilevare, in un qualsiasi campione di materia già colpito da uno stimolo acustico, luminoso o termico, già “impressionato”, cioè, tali memorie, resuscitandole. In questa maniera viene convalidata la teoria neutrinica dello spazio e si arriva ad individuare la base fisica della memoria. Frutto pratico di queste ricerche è il “cronovisore”, uno strumento dalla doppia funzione: da una parte eccita il testimone, risvegliandone le memorie; dall’altra le registra. Così facendo, per mezzo di un oscilloscopio, che trasforma in oscillazioni le memorie prelevate, è possibile visualizzare le memorie contenute in ogni porzione di materia. Abbiamo utilizzato, tuttavia, il termine “visualizzare” in maniera impropria, in quanto, come diceva lo stesso don Borello, «non siamo ancora in grado di chiedere ad un soggetto “che cosa ha visto”, bensì “se ha visto o sentito questo o quello”, fornendo ad esso delle impressioni primitive, a noi note, e cercando delle conferme». Come Borello stesso afferma e come abbiamo detto all’inizio, il punto di partenza per la validità di tutto questo è l’accettazione della validità delle teorie di Renato Palmieri sulla fisica del campo gravitazionale: secondo Palmieri, in pratica, tutti i fenomeni dell’universo avvengono in una ben determinata “geometria di campo”, cosa possibile soltanto nell’ipotesi che lo spazio non sia effettivamente vuoto. Infatti, se lo spazio è vuoto, allora determinate forme di energia non hanno la possibilità di trasmettersi attraverso lo spazio stesso. Venendo meno l’assorbimento di energia da parte della materia, viene meno la “memorizzazione”.

Passato questo periodo in cui le notizie e le polemiche si susseguono velocemente, della macchina del tempo di padre Ernetti e del cronovisore di don Borello nessuno parla più per almeno otto anni.

Si torna a sentir parlare dei nostri due personaggi quando, sul Giornale dei Misteri n. 114 del 1980, il giornalista Sergio Conti, che abbiamo incontrato in precedenza, pubblica un articolo dal titolo Padre Ernetti e la cronovisione. All’articolo risponde un grande amico di padre Ernettti, tale Annunziato Gandi, presidente della “Fondazione Giorgio Gandi Museo del Grammophon del Disco e delle voci celebri”, a Venezia (dal 1991 il museo è stato chiuso), con una lettera dal titolo Perché il Padre Pellegrino Ernetti non ha partecipato al Congresso di Fermo (svoltosi nell’ottobre 1979). Nella sua lettera, Gandi cerca di spiegare la mancata presenza di padre Ernetti, suo amico carissimo, al Congresso di Fermo; oltre a questo, si aggiunge che Padre Ernetti è il depositario delle idee segrete di Marconi, di Severi e di padre Gemelli, di cui fu allievo e collaboratore ............

 
     
 

                                                                                                                                                                                           © Copyright 2008 - cronovision.net